Settimana del cervello 2025, per conoscere la mente

cervello umano

Dal 10 al 16 marzo 2025 torna la Settimana del Cervello, una manifestazione diffusa che ha l’obiettivo di far conoscere meglio questa meravigliosa “macchina” che è il cervello umano. Obiettivo di quest’anno è il Futuro.

Il cervello e il sistema nervoso in generale sono in parte un universo ancora da esplorare. La Settimana del Cervello è un’occasione per conoscere gli esperti del settore delle neuroscienze, per scoprire come funziona il sistema nervoso e per sapere di più sulla prevenzione di patologie come l’Alzheimer, l’emicrania, l’epilessia. I dipartimenti specializzati di centri ospedalieri, cliniche universitarie, fondazioni, scuole di tutta Italia partecipano con una serie di eventi aperti al pubblico, per far conoscere l’affascinante mondo del nostro cervello, quello che per noi esseri umani 2.0 presiede soprattutto al pensiero e al ragionamento, ma che per gli antichi era anche sede dell’anima.

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Il cervello è un universo in armonia

Già le caratteristiche del cervello ci dicono quanto questo organo sia complesso e in parte ancora imperscrutabile. In appena un chilo e mezzo di materia sono contenuti circa 100 miliardi di neuroni, di oltre 10.000 tipi diversi. La maggior parte di essi sono già formati ancora prima della nostra nascita e iniziano a non essere più prodotti a soli 30-40 anni di età. In compenso resta ancora attivo il sistema di interconnessione tra i neuroni, regolato dalle sinapsi che ricevono, processano e trasmettono migliaia di stimoli in una frazione di tempo e i cui messaggi viaggiano all’incredibile velocità di 400 chilometri al secondo. Il tutto in un’architettura complessa che alcuni scienziati hanno addirittura paragonato a quella del cosmo.

Il funzionamento del cervello potrebbe somigliare anche ad un’orchestra costituita da elementi diversi ma tutti essenziali, che accordandosi meravigliosamente tra di loro, producono una sinfonia perfetta. Le varie sezioni del nostro encefalo ricevono le informazioni dagli organi di senso, le codificano, integrandole con i dati che possiedono già e stabiliscono le attività e le reazioni di conseguenza.

Per esempio, è compito dell’ipotalamo, la regione più interna del cervello, regolare le sensazioni primordiali eppure fondamentali alla vita, come il senso di fame e di sete, il sonno, la veglia. Spetta all’ippocampo, una piccola piega di materia cerebrale che somiglia a un cavalluccio marino, schedare tutti i ricordi all’interno del sistema limbico, la sede delle sensazioni e del comportamento sociale. Mentre è il cervello rettiliano presiede alle reazioni che consentono la sopravvivenza stessa, come la paura, la fuga, la reazione, la neocorteccia è deputata ad accogliere le esperienze cognitive complesse, a catalogarle e a condividerle.

Che cosa succede se il cervello non funziona?

Se il cervello non assolvesse a queste funzioni, saremmo dei manichini che respirano, come dimostrano purtroppo i casi di coma profondo in cui le funzioni cerebrali risultano irrimediabilmente compromessi. Perché i neuroni sono sì superspecializzati, ma anche estremamente delicati e una manciata di secondi senza ossigeno è sufficiente per renderli inattivi.

Pensiamo a tutto quello che non saremmo in grado di fare, se il cervello o una parte di esso non funzionasse bene. Come succede in una patologia purtroppo sempre più diffusa, l’Alzheimer, che comporta un progressivo decadimento cognitivo, più o meno rapido, con perdita della memoria e delle capacità di ragionamento, talvolta aggressività.

L’Alzheimer è dovuto a un’alterazione nel metabolismo di una proteina del cervello, con produzione della beta amiloide, una sostanza neurotossica che si accumula nelle membrane cerebrali. La ricerca scientifica permette di sapere sempre di più su questa patologia che solo in Italia riguarda oltre 600mila persone e oggi si conoscono nuovi meccanismi che portano alla sua comparsa. Allo studio ci sono diversi farmaci, tra i quali anticorpi monoclonali che sembrano promettenti nel ridurre la distruzione dei neuroni, ma che sono ancora gravati da un numero importante di effetti collaterali. 

L’importanza della ricerca per la cura delle malattie del cervello

Altra malattia importante e difficile da combattere è il Parkinson, un disturbo del sistema nervoso centrale caratterizzato dalla degenerazione di alcuni neuroni che si trovano in una zona profonda del cervello denominata Sostanza Nera.

Queste cellule producono la dopamina, un neurotrasmettitore, che trasmette messaggi ai neuroni in altre zone del cervello e che è indispensabile per il controllo dei movimenti automatici di tutto il corpo. A causa della progressione della malattia, il numero di neuroni produttori di dopamina si riduce progressivamente. Quando arriva a meno del 50 per cento, compaiono i tipici sintomi del Parkinson: tremore a riposo, lentezza dei movimenti con rigidità muscolare, postura curva, andatura impacciata e riduzione dell’equilibrio con facilità alle cadute.

Anche in questo caso la ricerca procede e permette di individuare nuove prospettive di cura che si aggiungono al farmaco classico, il levodopa, grazie ai dispositivi per la neurostimolazione profonda e all’individuazione di nuovi marcatori per individuare la malattia in una fase precoce.

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La prevenzione per mantenere sano il sistema nervoso

Alzheimer e Parkinson sono solo due tra le tantissime patologie del cervello, ma ci sono anche l’epilessia, le cefalee, tutti i disturbi dell’umore a partire dalla depressione maggiore: colpiscono, secondo la American Academy of Neurology, oltre miliardi di persone nel mondo, con elevatissimi costi sociali e sanitari.

Il cervello pone infatti un limite alla ricerca: non si sa ancora come riparare o far ricrescere i neuroni danneggiati. Per questo è essenziale prevenire le malattie neurologiche e coglierne i primi segnali in fase precoce, quando una terapia è più efficace. In quest’ottica, ha messo a punto 12 domande che riguardano proprio i 12 fattori che influenzano la salute cervello fin dall’infanzia. Teniamole presente, per mantenere sano il nostro cervello e in generale il sistema nervoso.

1) Dormi a sufficienza per sentirti riposato? Il sonno, secondo gli esperti Usa, è il primo aspetto da indagare.

2) Hai preoccupazioni riguardo al tuo umore, ansia o stress? Umore e salute mentale sono strettamente collegati

3) Ti nutri bene, assumendo cibo a sufficienza e soprattutto di qualità, hai dubbi su alimenti e integratori? 

4) Pratichi un po’ di esercizio fisico?

5) Hai rapporti regolari con amici, parenti e familiari e ricevi sufficiente supporto dalle persone?

6) Indossi cinture di sicurezza, casco, seggiolini per bambini? I traumi sono un fattore di rischio per le malattie del cervello

7) Hai problemi di ipertensione, controlli regolarmente la pressione arteriosa anche con misuratori per uso domestico? 

8) Riesci a tenere sotto controllo la glicemia o il colesterolo? Nella tua famiglia c’è una malattia neurologica ricorrente?

9) Hai problemi con il costo dei tuoi farmaci, che ti rendano difficile l’aderenza alla terapia?

10) Hai i vaccini in regola e hai corrette informazioni sui loro benefici?

11) Fumi, bevi più di uno o due drink al giorno, usi farmaci da banco? Vivi in zone inquinate?

12) Hai preoccupazioni in merito a come avere una casa, un mezzo di trasporto, l’accesso alle cure? Questi determinanti sociali e strutturali della salute possono incidere sul cervello.

Queste semplici domande sono in realtà essenziali per la salute del cervello: l’esercizio fisico regolare migliora la salute del cervello perché combatte il decadimento cognitivo promuovendo la produzione di nuovi neuroni e contrastando la neuroinfiammazione.

L’ipertensione arteriosa, l’eccesso di grassi nel sangue riducono il rischio di incorrere in un evento cerebrovascolare acuto. Eppure, quasi un terzo delle persone in tutto il mondo non riesce a raggiungere i livelli minimi di gesti quotidiani raccomandati, in grado di difendere il nostro cervello. 

di Roberta Raviolo

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