Salute mentale e crisi climatica: perché è il momento di agire

salute mentale

Salute mentale e cambiamento climatico: due sfere apparentemente distinte, ma sempre più strettamente collegate. Studi scientifici dimostrano come le conseguenze della crisi climatica stiano avendo un impatto forte sulla psiche umana, generando nuovi fenomeni e aggravando disturbi già esistenti.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce il cambiamento climatico come “la più grande minaccia per la salute del XXI secolo”, ne mette in luce i rischi crescenti e invita i governi e le istituzioni sanitarie ad adottare strategie integrate per affrontare gli effetti psicologici che ne derivano. La sfida non è solo ambientale, ma sociale, culturale e sanitaria: un intreccio di fattori che richiede risposte coordinate e tempestive.

In questo scenario, è fondamentale analizzare gli impatti psicologici del cambiamento climatico e identificare soluzioni per mitigarne le conseguenze.

Che cos’è l’eco-ansia e come si manifesta

L’eco-ansia, descritta dall’ l’American Psychological Association come “paura cronica della crisi ambientale e delle sue conseguenze”, è tra gli effetti psicologici più diffusi legati al cambiamento climatico.

Questa condizione si manifesta con sintomi distinti che variano in intensità, ma che includono:

  • Stress persistente e una sensazione di allerta costante rispetto alle condizioni ambientali;
  • Angoscia e senso di impotenza, alimentati dalla percezione di non poter incidere sul corso della crisi climatica;
  • Disturbi quotidiani, come insonnia, perdita di concentrazione e alterazioni dell’umore.

Alcune categorie risultano essere particolarmente vulnerabili:

  • I giovani, che vivono il peso di un futuro incerto e si sentono responsabili di dover trovare soluzioni per un mondo più sostenibile;
  • le comunità esposte a eventi climatici estremi, come incendi, alluvioni o siccità, che sperimentano traumi diretti e conseguenze socioeconomiche devastanti;
  • gli operatori ambientali, impegnati costantemente nella gestione di emergenze climatiche, spesso in condizioni di stress cronico e burnout.

L’eco-ansia è una conseguenza reale a una minaccia altrettanto reale. Riconoscerla e comprenderla è fondamentale non solo per supportare chi ne soffre, ma anche per sviluppare strategie di resilienza che aiutino a fronteggiare l’impatto psicologico della crisi climatica.

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Le indagini scientifiche

Numerosi articoli scientifici evidenziano il forte legame tra eventi climatici estremi e l’insorgenza di disturbi mentali. 

Un articolo, piuttosto recente, pubblicato su The Lancet, individua tre tipologie di effetti del cambiamento climatico sulla salute mentale: effetti diretti, indiretti e intersezionali.

Effetti diretti

Il cambiamento climatico, con l’aumento di disastri naturali come uragani, inondazioni e siccità, ha un impatto immediato sulla salute mentale, aumentando il rischio di disturbi come:

  • ansia
  • disturbi affettivi
  • disturbi da dipendenza
  • disturbo da stress post-traumatico (PTSD).

Effetti indiretti

Questi derivano da fattori come migrazioni forzate e impoverimento causati disastri naturali legati al clima e, spesso, perdita delle abitazioni. Le difficoltà psicologiche in questi casi includono:

  • stress da isolamento sociale e discriminazione
  • maggiore incidenza di disturbi psicotici
  • aumento dell’uso di sostanze nei contesti migratori.

Effetti intersezionali

L’intersezione tra effetti climatici, disuguaglianze sociali ed economiche amplifica i rischi per gruppi vulnerabili:

  • le persone con status socioeconomico basso hanno maggiore esposizione a calore estremo, inquinamento atmosferico e isolamento sociale, aumentando il rischio di disturbi mentali;
  • le disuguaglianze regionali e intergenerazionali rendono i giovani particolarmente vulnerabili, con un peso sproporzionato rispetto alle generazioni più anziane.

Azioni concrete per mitigare gli effetti sulla salute mentale

Gli esperti in materia offrono tutta una serie di indicazioni per aiutare a mitigare gli impatti del cambiamento climatico sulla salute mentale:

  • rafforzare la resilienza individuale e comunitaria, un mezzo potente per contrastare sintomi come ansia e depressione;
  • creare progetti di intervento sanitario da attuare in caso di eventi traumatici legati al clima;
  • creare progetti di intervento sanitario continuativi a sostegno di coloro che presentano disturbi da eco-ansia; 
  • creare reti di supporto sociali;
  • investire in spazi verdi urbani per promuovere la coesione sociale e ridurre lo stress.

Naturalmente, alla base c’è l’impegno per la risoluzione del problema alla radice: è fondamentale l’adozione di politiche per mitigare il cambiamento climatico a tutti i livelli di governance. 

Salute mentale e cambiamento climatico in Italia

Per quanto riguarda l’Italia in modo specifico, vale la pena sottolineare che il nostro Paese possiede delle caratteristiche tali per cui la popolazione è maggiormente soggetta a disturbi correlati al cambiamento climatico.

Tali specificità sono state indagate a fondo all’interno di una relazione scientifica a cura dell’Istituto Europeo di Psicotraumatologia e Stress Management per conto di Greenpeace e pubblicata all’inizio del 2024.

Nel documento si elencano le caratteristiche che ci rendono particolarmente vulnerabili alle variabili climatiche:

  • l’area mediterranea è soggetta ad un riscaldamento del 20% più veloce rispetto alla media globale;
  • la popolazione è caratterizzata da un alto numero di anziani, particolarmente vulnerabili ai repentini cambiamenti climatici e ai fenomeni ambientali estremi;
  • il nostro Paese vive principalmente di turismo e agricoltura, due settori estremamente dipendenti dalle condizioni climatiche;
  • l’Italia ha una situazione già precaria dovuta alle numerose zone sismiche e ai vulcani in attività.

La situazione italiana appare, dunque, piuttosto delicata e richiede grande attenzione dal punto di vista istituzionale e sanitario. Si rende necessaria, pertanto, una solida attività di prevenzione soprattutto a favore di anziani, bambini e adolescenti che sono la fetta della popolazione più vulnerabile e più interessata. Si impone, infine, la realizzazione di solidi protocolli di intervento sanitario sulle patologie correlate.

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