Obesità severa e disuguaglianze sociali: nel Lazio parte un nuovo modello di presa in carico territoriale

Obesità - SaniDays

L’obesità viene spesso interpretata come il risultato di abitudini di vita scorrette, ma in realtà si tratta di una malattia cronica complessa, con implicazioni profonde sul piano sanitario, sociale ed economico.

Proprio per affrontare questa sfida in modo più strutturato, Regione Lazio e ASL Roma 1 hanno lanciato un progetto pilota dedicato alla presa in carico delle persone con obesità severa, con un’attenzione particolare alle fasce socialmente più fragili.

Il progetto introduce un percorso multidisciplinare territoriale che accompagna i pazienti nel tempo attraverso un team integrato di professionisti, con l’obiettivo di affrontare l’obesità come malattia cronica e contribuire al tempo stesso alla riduzione delle disuguaglianze nella salute.

L’obesità: una sfida sanitaria sempre più urgente

Secondo i dati ISTAT, circa il 10% della popolazione adulta nel Lazio vive una condizione di obesità, mentre oltre 150.000 persone presentano forme di obesità grave.

Questa condizione aumenta in modo significativo il rischio di sviluppare diabete di tipo 2, ipertensione arteriosa, patologie cardiovascolari e alcune forme di tumore.

L’impatto è enorme non solo sulla qualità della vita dei pazienti, ma anche sulla sostenibilità dei sistemi sanitari.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità stima infatti che l’obesità sia una delle principali cause prevenibili di malattie croniche nei paesi industrializzati, con costi sanitari diretti e indiretti sempre più rilevanti.

Un nuovo approccio: la presa in carico territoriale

Il progetto della ASL Roma 1 nasce proprio dalla necessità di superare un approccio frammentato alla gestione dell’obesità.

Il percorso sperimentale, della durata di 24 mesi, prevede 12 mesi di arruolamento dei pazienti e almeno 12 mesi di follow-up clinico e terapeutico.

Il modello si basa su una presa in carico integrata che coinvolge diverse figure professionali, tra cui medici specialisti, nutrizionisti, psicologi e professionisti dell’assistenza territoriale.

L’obiettivo è intervenire precocemente sui fattori metabolici e comportamentali, riducendo il rischio di complicanze e le ospedalizzazioni.

Un progetto che mette al centro l’equità

Uno degli aspetti più innovativi dell’iniziativa è l’attenzione alle fragilità socio-economiche.

Il progetto è infatti rivolto a cittadini:

  • residenti nel territorio della ASL Roma 1
  • di età compresa tra 18 e 75 anni
  • con ISEE inferiore a 20.000 euro

I pazienti devono inoltre presentare obesità severa (BMI ≥ 35) associata a comorbidità come ipertensione, patologie cardiovascolari o apnea notturna.

L’idea alla base del programma è che la salute debba restare accessibile a tutte le fasce di popolazione, poiché molte persone con obesità severa incontrano ancora ostacoli economici e sociali che limitano l’accesso a percorsi terapeutici strutturati.

Combattere anche lo stigma

L’obesità è una patologia che porta con sé un forte stigma sociale. Spesso viene percepita come una responsabilità individuale, quando in realtà è il risultato di fattori biologici, psicologici, ambientali e socioeconomici.

Proprio per questo, durante la presentazione del progetto al Consiglio regionale del Lazio, è stato sottolineato come sia necessario abbattere il pregiudizio che circonda questa malattia.

La narrazione della salute pubblica sta cambiando e sempre più esperti sottolineano che l’obesità richiede politiche sanitarie integrate e percorsi di cura dedicati, fondati su un approccio clinico e scientifico.

La svolta normativa: obesità riconosciuta come malattia cronica

Il progetto pilota si inserisce in un quadro normativo che sta evolvendo rapidamente.

Nel 2025 è stata approvata la Legge n.149, che riconosce formalmente l’obesità come malattia cronica, aprendo la strada a nuovi modelli di assistenza e prevenzione.

Allo stesso tempo, il progetto segue le indicazioni del DM 77/2022, il decreto che ha ridefinito l’organizzazione dell’assistenza territoriale nel Servizio sanitario nazionale.

L’obiettivo di queste riforme è costruire una sanità più vicina ai cittadini, capace di intercettare precocemente le patologie croniche, rafforzare la medicina territoriale e integrare sanità e servizi sociali.

Un modello che potrebbe diventare regionale

Se il progetto pilota darà risultati positivi, l’idea è quella di estenderlo ad altre realtà del Lazio. Il modello di presa in carico multidisciplinare territoriale potrebbe diventare un punto di riferimento per la gestione dell’obesità severa in tutta la regione.

Una strategia che potrebbe portare benefici su più livelli:

  • miglioramento della qualità della vita dei pazienti
  • riduzione delle complicanze croniche
  • minore pressione sugli ospedali
  • maggiore equità nell’accesso alle cure

La prevenzione come cultura sociale

Progetti come questo mostrano come la sanità contemporanea stia evolvendo verso un modello più ampio di salute pubblica, in cui la cura delle malattie si affianca alla costruzione di una diffusa cultura della prevenzione.

È lo stesso principio che ispira iniziative territoriali come SaniDays, la settimana dedicata alla salute e al benessere nel Lazio, che coinvolge cittadini, università, imprese e istituzioni in attività di prevenzione e divulgazione scientifica.

Nella prima edizione dell’iniziativa sono stati organizzati oltre 200 eventi gratuiti tra talk, screening, laboratori e attività sportive, con più di 25.000 partecipanti e oltre 100 organizzazioni coinvolte.

L’idea è la stessa che guida il nuovo progetto della ASL Roma 1: la salute nasce dalle reti, dalla collaborazione tra medicina, comunità e territorio.

Non perdere SaniDays, la settimana dedicata alla salute e al benessere che si svolgerà dal 20 al 23 maggio 2026 a Roma e nel Lazio.

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