In occasione della Giornata Mondiale per il Cuore, il Centro Regionale Trapianti del Lazio ha sperimentato per la prima volta un collegamento aereo tra due ospedali di Roma – il San Camillo-Forlanini e l’Istituto Nazionale Malattie Infettive “Lazzaro Spallanzani” – utilizzando un drone come vettore di campioni biologici.
L’iniziativa è nata dalla collaborazione con UrbanV, società specializzata in mobilità aerea innovativa, e ha ricevuto il supporto dell’ENAC e della Regione Lazio. L’obiettivo è ottimizzare i tempi della catena donatore-ricevente nelle procedure di trapianto, riducendo drasticamente i minuti necessari per trasportare campioni di sangue e tessuto destinati alle analisi di compatibilità.
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Caratteristiche del volo e del velivolo
Il volo è avvenuto in modalità BVLOS (Beyond Visual Line of Sight), cioè oltre la linea di vista dell’operatore. Il drone impiegato pesa circa 35 chilogrammi, ha un’apertura alare di 2,5 metri e ha volato a 35 metri di altezza su un percorso predefinito. L’aeromobile, fornito e pilotato in remoto da UrbanV, è progettato per operare in modo automatico sotto la supervisione di piloti certificati. Sia nelle aree di decollo sia in quelle di atterraggio erano presenti operatori addestrati per il carico, lo scarico e il controllo della sicurezza del materiale.
Perché servono droni nella filiera del trapianto
Le provette trasportate contenevano campioni per due passaggi cruciali della procedura di trapianto: la tipizzazione tissutale, eseguita dal laboratorio di immunologia del San Camillo per verificare la compatibilità tra donatore e ricevente, e l’analisi del profilo infettivologico, realizzata dal centro di virologia dello Spallanzani. Il ricorso ai droni consente di “tagliare” tempi e traffico, velocizzando la consegna dei campioni e migliorando la tempestività delle decisioni mediche. Questo può diventare decisivo in un ambito in cui ogni minuto incide sull’esito del trapianto.
Sicurezza e vantaggi logistici
L’esperimento dimostra che la tecnologia UAV (Unmanned Aerial Vehicle) può essere integrata nella logistica sanitaria con benefici concreti: riduzione dei tempi di trasporto, maggiore resilienza della rete e minore esposizione al traffico urbano. I droni, se usati in contesti metropolitani congestionati, permettono di ottimizzare le risorse umane e di superare i limiti della viabilità tradizionale. Secondo i dati diffusi dagli organizzatori, il drone ha completato il tragitto in pochi minuti senza interferire con altre attività aeroportuali o stradali.
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Prospettive: oltre le provette
Il progetto rientra in un più ampio piano regionale che punta a sviluppare rotte dedicate per la consegna aerea di materiali sanitari. È prevista l’estensione del trasporto tramite drone a farmaci salvavita, biopsie, organi per trapianto e dispositivi medici come i defibrillatori. L’esperienza romana del 29 settembre segna quindi l’avvio di una sperimentazione che potrebbe portare a servizi combinati (per esempio macchina-drone o aereo-drone) per consegne rapide verso laboratori e istituti di anatomia patologica.
Un banco di prova per la sanità del futuro
Durante l’evento di presentazione, le associazioni di volontariato ACTI e AIDO hanno promosso la cultura della donazione e sono stati mostrati altri strumenti di emergenza – come l’ambulanza ECMO e un massaggiatore cardiaco automatico – evidenziando come la logistica avanzata vada di pari passo con l’innovazione clinica. La Regione Lazio intende proseguire su questa strada per costruire una rete di trasporto sanitario sempre più rapida e sostenibile, che integri droni, tecnologia digitale e formazione degli operatori.
Il primo volo sperimentale fra il San Camillo-Forlanini e lo Spallanzani è un vero cambio di paradigma: dimostra che la collaborazione tra istituzioni, aziende tecnologiche e operatori sanitari può trasformare radicalmente la logistica dei trapianti e dell’emergenza. Se estesa e regolamentata su larga scala, questa tecnologia potrebbe abbattere le barriere geografiche e rendere il sistema sanitario più rapido, efficiente e resiliente.

