Il 12 novembre, nella sede dell’AIFA a Roma, si è svolto il convegno per la presentazione del Rapporto OsMed 2023 sul’uso dei farmaci in Italia. Il Rapporto pubblicato dall’Agenzia italiana del farmaco offre uno sguardo approfondito sul tema, evidenziando miglioramenti nell’appropriatezza prescrittiva e nell’aderenza terapeutica, ma anche alcune criticità. Nonostante gli sviluppi positivi, persistono disuguaglianze regionali nel consumo di farmaci e un uso moderato dei generici. Di seguito una sintesi dei dati più significativi del rapporto.
Spesa farmaceutica in Italia
Nel 2023, la spesa farmaceutica in Italia ha raggiunto i 36,2 miliardi di euro, di cui il 68,7% è stato rimborsato dal Sistema Sanitario Nazionale. I principali dati sulla spesa includono:
- spesa territoriale pubblica: 12 miliardi e 998 milioni di euro (+3% rispetto al 2022).
- spesa privata per i farmaci di fascia C: ha raggiunto 7,1 miliardi di euro, registrando un aumento del 9,8%.
- ticket e compartecipazione a carico del cittadino: 1 miliardo e 481 milioni, con un calo dell’1,3% grazie alla riduzione del differenziale di prezzo tra farmaci generici e brand.
Consumi e classifica dei principali farmaci utilizzati
Nel 2023, gli italiani hanno consumato in media 1.899 dosi di medicinali per 1.000 abitanti al giorno. Tra i farmaci più utilizzati ci sono:
- farmaci cardiovascolari: primo posto per consumi (513,9 dosi giornaliere per 1.000 abitanti) e seconda voce di spesa pubblica con 3.557 milioni di euro;
- farmaci per il metabolismo e l’apparato gastrointestinale: seconda categoria per consumi (298,6 dosi giornaliere per 1.000 abitanti);
- farmaci del sangue e organi emopoietici: 144,5 dosi giornaliere per 1.000 abitanti, al terzo posto per consumi.
Uso degli antibiotici e resistenza antimicrobica
Nonostante le campagne di sensibilizzazione, nel 2023 è stato osservato un aumento del 6,4% nel consumo di antibiotici. Questo incremento preoccupa, data l’alta resistenza antimicrobica in Italia, che registra il numero più alto di pazienti colpiti da infezioni resistenti in Europa (200.000 casi all’anno). Le differenze tra regioni sono significative: al Sud, il 44,8% della popolazione ha ricevuto almeno una prescrizione di antibiotici, rispetto al 30,9% del Nord.
Appropriatezza prescrittiva e differenze regionali
Il rapporto OsMed evidenzia che permangono differenze regionali significative nel consumo di farmaci, non sempre spiegabili da fattori epidemiologici. Ad esempio, al Sud, il consumo di farmaci antiulcera è molto più alto rispetto al Nord, pur senza evidenza di una maggiore prevalenza di patologie come ulcera peptica o reflusso gastroesofageo. Questo segnala la necessità di migliorare l’appropriatezza delle prescrizioni e monitorare l’uso di farmaci a livello regionale.
Aderenza terapeutica e difficoltà per gli anziani
Un dato rilevante riguarda l’aderenza alle terapie, particolarmente bassa tra gli anziani. Circa un anziano su tre assume più di 10 farmaci diversi l’anno, e il 68% degli over 65 ha almeno 5 prescrizioni diverse. Questo rende complesso il mantenimento di una corretta aderenza, che risulta più alta per i farmaci per osteoporosi e disturbi genito-urinari, ma inferiore per asma e BPCO.
Farmaci generici: crescita limitata
L’Italia si colloca al terzultimo posto in Europa per il consumo di farmaci generici (22,8% in termini di spesa). Nonostante la crescita leggera, il ricorso ai generici rimane basso rispetto alla media europea, con significative variazioni regionali: in Calabria, Campania, Sicilia e Basilicata il consumo è attorno al 20%, mentre in Trentino e Lombardia supera il 40%.
I commenti degli esperti
Robert Nisticò, presidente di AIFA, ha sottolineato che, sebbene si registrino miglioramenti in termini di appropriatezza e aderenza terapeutica, è necessario fare ancora molto per promuovere l’uso dei generici e migliorare la sostenibilità economica del sistema farmaceutico italiano. Pierluigi Russo, Direttore Tecnico-Scientifico di AIFA, ha evidenziato che l’Italia è tra i Paesi europei più rapidi nel rendere disponibili i nuovi farmaci, con una spesa crescente dovuta all’introduzione di trattamenti innovativi per patologie rare.

