Andiamo in farmacia con una prescrizione e scopriamo che il medicinale non è disponibile. È una situazione che può creare comprensibile preoccupazione, soprattutto quando si tratta di una terapia continuativa. Ma “non si trova” e “non esiste più” non sono la stessa cosa. E dietro le carenze esiste un sistema di monitoraggio e di alternative che vale la pena conoscere.
Questo articolo parla di…
- Cosa significa quando un farmaco è carente
- Quali sono le cause di una carenza di farmaci
- Quali alternative esistono alla carenza di farmaci
- Come viene garantita la continuità terapeutica
- Cos’è il servizio AIFA “Cerca un farmaco”
Quando un farmacista ci dice che un medicinale non è disponibile, la prima reazione può essere quella di preoccuparsi: e adesso come continuo la terapia?
In realtà, prima di tutto bisogna capire che cosa significa quella mancanza e quando si parla davvero di carenza di farmaci. Un prodotto può non essere momentaneamente presente in una farmacia o nella rete di distribuzione locale oppure può essere ufficialmente classificato come farmaco carente, perché l’azienda ha comunicato difficoltà nel rifornire regolarmente il mercato nazionale e la situazione è stata verificata dall’AIFA.
Le cause possono essere molto diverse: problemi produttivi, disponibilità delle materie prime, aumento imprevisto della domanda, questioni regolatorie o difficoltà lungo la catena di approvvigionamento. Una carenza, inoltre, non significa necessariamente che non esista più una possibilità terapeutica.
Proprio per rendere più comprensibile questa situazione, AIFA mantiene un elenco aggiornato dei medicinali carenti e dal luglio 2026 ha arricchito anche il servizio online “Cerca un farmaco”: per ogni confezione è possibile vedere se è in commercio, non commercializzata, mai commercializzata oppure temporaneamente carente. Quando disponibili, vengono indicate anche la causa della carenza, la sua durata prevista e le possibili soluzioni.
Cosa succede quando manca davvero un farmaco?
Non tutte le carenze vengono gestite nello stesso modo.
In alcuni casi sul mercato è disponibile un medicinale equivalente. In altri può esistere un trattamento alternativo che il medico può valutare. Quando invece non ci sono soluzioni adeguate disponibili in Italia, AIFA può autorizzare l’importazione di un prodotto analogo commercializzato all’estero.
È quello che sta accadendo, per esempio, con Nexviadyme, medicinale a base di avalglucosidasi alfa utilizzato per il trattamento della malattia di Pompe. Il 1° settembre AIFA ha pubblicato un nuovo aggiornamento sulla sua indisponibilità nazionale e sull’autorizzazione all’importazione dall’estero.
Un altro esempio riguarda Insulina Lispro Sanofi. Già nel dicembre 2025 l’azienda aveva comunicato una cessazione temporanea della commercializzazione di alcune confezioni, motivandola non con problemi di sicurezza o qualità del medicinale, ma con un aumento senza precedenti della domanda dei propri prodotti insulinici. Per la formulazione in cartuccia la cessazione temporanea è prevista per il 30 settembre 2026.
Sono situazioni molto diverse, ma mostrano bene una cosa: quando un farmaco diventa carente, il problema non consiste semplicemente nel trovare “un’altra scatola”. Bisogna garantire la continuità terapeutica attraverso una soluzione clinicamente appropriata.
La cosa più importante: non cambiare terapia da soli
È qui che la comunicazione diventa fondamentale.
Se un farmaco abituale non è disponibile, soprattutto nel caso di terapie croniche o specialistiche, non bisogna modificare autonomamente dose, principio attivo o modalità di assunzione. Il farmacista può innanzitutto verificare la disponibilità nella rete distributiva e l’eventuale presenza di equivalenti. Quando serve una scelta terapeutica diversa, il riferimento diventa il medico di medicina generale o lo specialista.
Nei casi in cui AIFA autorizza l’importazione, il percorso può coinvolgere anche ASL e farmacie ospedaliere. I medicinali importati per carenza, infatti, possono essere distribuiti attraverso le strutture sanitarie competenti secondo le procedure previste.
Questo sistema è meno visibile della prescrizione o della scatola che ritiriamo in farmacia, ma rappresenta una parte importante della sicurezza farmaceutica.
Una fragilità globale che richiede più informazione
La produzione di un medicinale oggi dipende spesso da una rete internazionale molto complessa. Materie prime, principi attivi, stabilimenti produttivi, confezionamento e distribuzione possono trovarsi in Paesi differenti. Basta quindi una difficoltà in uno dei passaggi perché gli effetti arrivino anche molto lontano dal luogo in cui il problema è iniziato.
Non tutte le carenze hanno la stessa gravità e non tutte si traducono in una reale interruzione delle cure. È proprio per questo che sarebbe utile imparare a leggerle senza allarmismo ma anche senza sottovalutarle.
AIFA distingue i medicinali per i quali sono disponibili equivalenti, quelli per cui esistono trattamenti alternativi e quelli per i quali può essere necessaria l’importazione. L’elenco viene aggiornato periodicamente e costituisce un riferimento sia per i professionisti sia per i cittadini.
La prossima volta che un farmaco “non si trova”, quindi, la domanda corretta non è soltanto dove cercarlo. È perché manca e quale percorso è stato previsto per garantire la terapia.
Una domanda che il farmacista e il medico possono aiutarci a trasformare in una risposta sicura.

