Ripartire, insieme: la sfida della piattaforma online StandupWay per affrontare le difficoltà legate alle dipendenze

ragazzo giovane sorride dietro lo schermo del computer

Negli ultimi anni l’innovazione digitale ha trasformato il nostro modo di vivere, relazionarci e prenderci cura di noi stessi. Anche il mondo della salute mentale si sta evolvendo, aprendo nuove strade di supporto e accompagnamento. Da questa consapevolezza nasce la piattaforma StandupWay, ideata da Danilo Cuccagna: un programma online nato dal desiderio di rendere il recupero dalla dipendenza possibile senza essere sradicati dalla propria quotidianità. 

In occasione di SaniDays, Standup è protagonista di due talk dedicati all’innovazione terapeutica e ad un confronto sullo stigma che ancora pesa sulla salute mentale.

Abbiamo incontrato il founder per scoprire come è nato il progetto, in che modo tecnologia, riabilitazione e community insieme possono cambiare la vita di persone e famiglie e quali nuove strade si aprono per il futuro.

StandUp nasce da una storia personale di rinascita e trasformazione. Ci raccontate com’è nato il progetto e quale bisogno volevate davvero colmare?

Danilo Cuccagna, Founder e Coach del Metodo StandUp

Il progetto StandUp nasce durante il periodo del Covid. Da una parte, io ero al termine del mio recupero e mi trovavo a muovere i primi passi nella vita “normale”, e dall’altra è arrivata questa pandemia globale, un momento in cui le comunità erano chiuse o non potevano accogliere nuove persone, liste d’attesa infinite, tanta incertezza, e la popolazione dipendente faceva fatica ad avere accesso all’aiuto in quel periodo.

Grazie ai social network siamo riusciti a raggiungere molte di queste persone e a impattare nella vita di tante di loro, è stato il vero primo passo. StandUp nasce proprio da lì, per tutte quelle persone che, per diversi motivi, non potevano andare in comunità: per ragioni lavorative, per distanza geografica che rendeva difficile accedere ai servizi sia pubblici che privati o per scelte personali.

È nato per essere semplicemente d’aiuto. È nato da un’esigenza, per colmare un vuoto che c’era, e soprattutto per stare al passo con i tempi.

Le dipendenze oggi non sono più quelle di una volta. Al termine “tossicodipendente” non si deve più associare l’immagine del “tossico” sulla panchina con la siringa al braccio. Quella è una fotografia anni ’70 e ’80 che purtroppo ha dato un vestito alla dipendenza che oggi è totalmente cambiato.

Oggi le dipendenze sono in mezzo a noi, fanno parte della società, la dipendenza è democratica attraversa qualsiasi stato sociale, qualsiasi posizione lavorativa, può essere dentro la vita di ognuno e per questo è maggiormente subdola perché nascosta. E sempre di più non si tratta solo di una dipendenza: spesso le persone hanno a che fare con più dipendenze che coesistono.

StandUp è nato per dare una risposta nuova a chi, fino a quel momento, non riusciva a trovarla.

Siete riusciti a creare il primo metodo italiano di recupero dalle dipendenze completamente online. Quali sono state le sfide più grandi nel portare un tema così delicato su una piattaforma digitale?

Le sfide più importanti sono state tante,  e ce ne sono ancora oggi. A partire dallo scetticismo: quando sei un precursore di qualcosa, succede. La nostra sfida è stata quella di mostrare ciò che facciamo, la validità del progetto attraverso dati scientifici.

La sfida più grande è stata quindi quella di raccogliere dati, elaborare risultati, testarli, verificarli, condividerli, e dimostrare che ciò che facciamo ha una sua valenza. Oggi possiamo dire con voce forte che il nostro modello di trattamento — con le sue discipline, unito alla piattaforma — impatta davvero sulla vita delle persone.

E lo diciamo dopo anni di lavoro, di somministrazione, di test e di verifica, grazie al grande lavoro di squadra che c’è nel nostro team e nelle equipe di professionisti che ogni giorno accompagnano gli utenti e le loro famiglie nel loro percorso.

Il cuore tecnologico di StandUp è un sistema avanzato di supporto virtuale. In che modo la tecnologia aiuta davvero chi sta affrontando un percorso di cambiamento così profondo?

La tecnologia è un veicolo di rinascita, un veicolo del trattamento. È a supporto della vita delle persone, come lo è per l’informazione, per la crescita personale, nel lavoro, nella comunicazione, e in tanti altri ambiti in questo terzo millennio.

Nel caso della dipendenza, abbiamo sviluppato un algoritmo di cui siamo proprietari che ci permette di monitorare e tracciare l’andamento dei nostri ragazzi. Ci consente di intercettare criticità in tempi immediati e quindi di intervenire, a volte anche in modo preventivo.

L’intelligenza artificiale che abbiamo integrato recentemente ci permette di avere un’attenzione ancora maggiore alle caratteristiche e ai bisogni delle persone, così da costruire soluzioni sempre più puntuali e personalizzate.

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Una delle forze di StandUp è l’approccio personalizzato e la comunità che si crea tra gli utenti. Quanto contano l’aspetto umano e il senso di appartenenza nel processo di recovery?

La dipendenza è una caratteristica che fa parte della vita delle persone. Se per tanto tempo è stata uno stigma — e purtroppo lo è ancora nella nostra società — anche il recupero deve diventare parte della vita, e deve essere de stigmatizzato.

Per questo è importante fare gruppo, unirsi, stare vicini, creare sinergie, e circondarsi di persone che credono nel recupero. Persone che credono che cambiare sia possibile, che sia possibile ricominciare a vivere. Persone che attivano il cambiamento e lo condividono, mostrando i benefici che stanno sperimentando nelle loro vite e nelle loro famiglie, e che, con il loro standing e la loro testimonianza, diventano esempio per tanti altri — anche solo per fare il primo passo.

Il 9 maggio il metodo StandUp arriverà nel Salotto di SaniDays con un talk dedicato all’innovazione nella cura delle dipendenze. Cosa vi augurate che il pubblico porti a casa da questo incontro?

Ci auguriamo che il pubblico porti a casa conoscenza, curiosità e interesse per la nostra realtà. Che porti a casa una comprensione contemporanea delle dipendenze. Ci auguriamo che rimangano apertura, dialogo, chiarezza, e un senso di normalizzazione rispetto a un mondo che, in fondo, fa parte di tutti noi. Il nostro obiettivo è quello di portare un messaggio anche di speranza. 

Se doveste sintetizzare in poche parole cosa rappresenta StandUp, cosa direste?

Non è nient’altro che innovazione al servizio della vita. Una missione che riporta la vita nelle case delle persone, attraverso un modello di trattamento, innovazione, ricerca e tanto coraggio.

StandUp racconta una storia di cambiamento che parte dal coraggio personale e diventa possibilità per molti. Un invito a guardare la cura non più come isolamento o distanza, ma come rete, sostegno, cammino condiviso.

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