Il mese di marzo è dedicato a obesità e disturbi alimentari, due problemi estremamente attuali che, oltre a incidere pesantemente sul benessere psicofisico di un individuo, comportano un onere non indifferente per la spesa sanitaria.
Il 4 marzo di ogni anno si celebra la Giornata mondiale per l’Obesità, un problema metabolico che, secondo recenti stime del Rapporto dell’OCSE “The Heavy Burden of Obesity. The Economics of Prevention” riguarda quasi 1 persona su 4. Presto l’obesità colpirà 92 milioni di cittadini.
Il 15 marzo è la volta della Giornata dei Disturbi dell’alimentazione e della nutrizione, nel nostro Paese contraddistinta dal fiocchetto lilla per sensibilizzare e diffondere le iniziative su questo problema sommerso.
Obesità da un lato, anoressia, bulimia, vigoressia, disturbo dell’alimentazione incontrollata dall’altro sono due aspetti della stessa medaglia: stili di vita scorretti che partono anche da alimentazione inadeguata e da una cattiva percezione di sé. Condizioni fisiche, ma anche mentali e psicologiche che non fanno vivere bene e che portano con sé altri problemi di salute. Un’alimentazione equilibrata, che si basa sulle esigenze di ciascun individuo, è il punto di partenza per la prevenzione di questi problemi. Strettamente personalizzati, frutto di genetica, epigenetica, abitudini scorrette e insoddisfazione, richiedono un approccio su misura, che parta soprattutto dalla mente.

È quello che sostiene il dottor Giorgio Cuzzola, neurobiologo nutrizionista di Roma, che da anni propone ai suoi pazienti Neurodieta, che si basa sul concetto di nutrizione consapevole: non esiste un’unica dieta adatta a tutti, al contrario ogni cervello ha il suo tipo di alimentazione ideale, che aiuta a perdere peso e a sentirsi bene.
Il dottor Cuzzola ha fatto suo questo metodo e oggi applica Neurodieta anche con l’aiuto delle nuove tecnologie: ha infatti messo a punto una app, in uso per i pazienti, che segue passo passo, interviene sulle abitudini girandole in positivo, fornisce input motivazionali che spingono a continuare. Ma vediamo, più nel dettaglio, in che cosa consiste Neurodieta e come viene applicata attraverso la sua specifica app, parlandone proprio con il suo creatore.
Dottor Cuzzola, che significa essere nutrizionista nel mondo di oggi, in cui l’immagine è tutto?
Significa rapportarsi con persone che hanno seri problemi nella percezione e nell’accettazione di sé, anche per colpa dei modelli fuorvianti proposti dai social network. Modelli che spesso, anche a causa di filtri e fotoritocchi, non sono nemmeno reali, ma questo basta a ingenerare una profonda insicurezza nella propria immagine e la convinzione che non si riuscirà mai ad adeguarsi. Ci sono ricerche che testimoniano questa realtà: l’autostima e il piacersi calano soprattutto tra le giovani generazioni, entrando in contatto con ideali di bellezza e di forma fisica inarrivabili e spesso artificiali.
A che cosa porta questo atteggiamento?
La persona parte da una profonda insoddisfazione che la conduce a seguire varie diete, inadatte perché non a misura delle sue esigenze. Queste diete non sono in linea con le esigenze mentali, neurobiologiche di ciascun paziente e sono quindi destinate al fallimento. Vengono abbandonate presto, intervallate da abbuffate o da momenti di alimentazione disordinata.
Qual è la conseguenza di questo atteggiamento mentale sbagliato?
Rinunce a tavola, abbuffate di nascosto seguite da sensi di colpa, poi altri giorni ancora a stecchetto. Il peso scende di poco per poi risalire più di prima, mentre l’umore resta stabilmente basso accompagnato da emozioni negative come frustrazione e percezione di fallimento. Finché corpo e mente saranno in disaccordo difficilmente sarà possibile raggiungere il concetto di forma fisica che ci soddisfa e si accompagna a salute e benessere mentale. Se, invece, si riesce a mettere in atto una strategia che porta anche la mente ad accettare con consapevolezza le regole corrette tutti i giorni, eliminando il senso di colpa, perdere peso sarà più semplice.
Come aiutate le persone che si rivolgono a voi?
Accogliamo persone con problemi di obesità e malattie correlate, ma anche pazienti con disturbo da alimentazione incontrollata, fame nervosa, bulimia e altro ancora. L’obiettivo è curare il disturbo partendo da dal creare abitudini più equilibrate e sostenibili o, più esattamente, da indicazioni che il paziente avverte come profondamente affini al proprio modo di essere e che quindi non percepisce come una forzatura ma come un prolungamento della parte migliore di sé.
Per esempio, oggi è molto comune che l’attenzione sia focalizzata spesso sul cibo ed è quasi normale commentare continuamente le abitudini alimentari nostre e altrui. Noi insegniamo a riconoscere questi input mentali dannosi e a modulare l’attenzione altrove, su pensieri alternativi, cercando altre forme di gratificazione emotiva.
In questo percorso, la tecnologia viene in aiuto di voi specialisti?
Sì, oggi grazie alla tecnologia si possono avere strumenti terapeutici di cui prima non si disponeva e che fanno la differenza nel seguire una persona, motivandola giornalmente e sostenendola nei suoi progressi. Insieme con l’ingegner Giovanni Amoriello, ho messo a punto la app Neurodieta, già scaricabile da app store e al momento riservata ai pazienti in cura.
Neurodieta spinge le persone a modificare in meglio le azioni quotidiane riservate al cibo, con piccoli cambiamenti ogni giorno che richiedono pochi sforzi ma che si rivelano premianti. La persona è seguita sempre: sappiamo quanto è facile abbandonare un percorso alimentare non appena usciti dallo studio del nutrizionista. Con Neurodieta non succede, stiamo sempre vicini alla persona.
Come si impiega, in pratica, questa app?
Si parte da un questionario, che va compilato dal paziente, che riporta i dati, i suoi problemi, le abitudini relative al cibo, lo stile alimentare e molto altro. In base alle risposte, la app stabilisce task personalizzati, che vanno dalle azioni pratiche ai comportamenti basati sull’intelligenza emotiva. I task hanno l’obiettivo di apportare piccoli, significativi cambiamenti quotidiani per migliorare il comportamento alimentare ma in modo assolutamente personalizzato, a partire dalla percezione che una persona ha di sé.
Neurodieta è soprattutto per perdere peso?
È riduttivo definirla così. Sicuramente è uno strumento valido per guadagnare il proprio peso forma, amandosi di più e contrastando le patologie legate al sovrappeso, come ipertensione, diabete, ipercolesterolemia. Noi però seguiamo con Neurodieta soprattutto chi ha i disturbi opposti, quindi disturbo da alimentazione incontrollata, ortoressia, vigoressia, bulimia e diversi meno noti problemi della condotta alimentare che partono da una scorretta idea di estetica. Disturbi che sono oggi sempre più diffusi tra le nuove generazioni. La app si rivolge anche a loro, nativi digitali ma che si trovano ad affrontare disagi che le generazioni precedenti conoscevano in minima parte.
di Roberta Raviolo

