Il futuro della medicina di prossimità in Italia: un servizio in crisi

In Italia, la medicina di prossimità rappresentata principalmente dai medici di base, sta attraversando una crisi profonda. La carenza di medici di famiglia è una delle sfide più urgenti per il sistema sanitario nazionale, con ripercussioni che si estendono ben oltre l’accesso ai servizi sanitari. È un problema strutturale che mette a rischio uno dei pilastri della Sanità pubblica: il rapporto diretto e continuativo tra paziente e medico.

La situazione attuale

Secondo la Relazione annuale sui servizi della PA del CNEL, presentata il 14 ottobre 2024, l’Italia conta appena 68,1 medici di medicina generale (MMG) ogni 100.000 abitanti, un dato significativamente inferiore rispetto a paesi come la Germania (72,8), la Spagna (94,4) e la Francia (96,6). Negli ultimi dieci anni, il numero di MMG è diminuito di oltre 6.000 unità, scendendo sotto la soglia dei 40.000 nel 2022. Il fenomeno è aggravato dall’età avanzata dei medici in servizio: ben il 77% ha più di 54 anni, e molti si avviano al pensionamento nei prossimi anni.

Questa situazione ha portato a un aumento del numero di pazienti per medico: la media è passata da 1.156 nel 2012 a 1.301 nel 2022, con quasi la metà dei medici che seguono oltre 1.500 assistiti, superando il limite previsto dalla normativa. In Lombardia, questa percentuale raggiunge il 71%, mentre in Sicilia è del 22,4%.

Le cause della crisi

La crisi della medicina di prossimità in Italia è il risultato di una combinazione di fattori che compromettono l’efficienza e la sostenibilità del sistema sanitario:

  1. Mancato ricambio generazionale: il sistema non riesce a formare abbastanza nuovi medici per sostituire quelli e quelle in pensione. Entro il 2031, si stima che oltre 20.000 medici andranno in pensione, ma solo 5.000 nuovi professionist* entreranno nel sistema.
  2. Carenza geografica: il problema è particolarmente grave al Nord, dove si contano appena 59,9 MMG ogni 100.000 abitanti, rispetto ai 63,9 del Centro e ai 72 del Mezzogiorno.
  3. Basso numero di infermier*: l’Italia ha solo 621,3 infermier* ogni 100.000 abitanti, contro i 1.203,2 della Germania, i 858,1 della Francia e i 633,9 della Spagna, lasciando scoperto un supporto fondamentale per il sistema sanitario.

Le prospettive future

Senza un intervento deciso, la situazione è destinata a peggiorare. Entro il 2026, fino a 15 milioni di italiani e italiane potrebbero rimanere senza un medico di famiglia, secondo le stime, con un impatto devastante soprattutto nelle aree rurali e tra le fasce più vulnerabili della popolazione. Tra le soluzioni possibili rientrano:

  • Investire nella formazione: incrementare il numero di borse di studio per la medicina generale, rendendo la professione più attrattiva per i giovani medici.
  • Introduzione di nuove figure professionali: coinvolgere infermier* di famiglia e assistenti sanitari per alleggerire il carico dei medici.
  • Telemedicina e innovazione digitale: sfruttare la tecnologia per ridurre le distanze e migliorare l’accesso ai servizi, specialmente nelle aree periferiche.
  • Incentivi economici e ontrattuali: offrire bonus e condizioni di lavoro migliori per attrarre medici nelle aree più carenti.

Una riflessione sul futuro

Come evidenziato dal CNEL, la carenza di medici e infermier* non è solo un problema numerico, ma rappresenta una sfida etica e sociale. La medicina di prossimità non è semplicemente un servizio, ma un principio fondamentale della Sanità pubblica, che garantisce equità e accesso alle cure per tutte le persone.

Rinunciare a questo modello significherebbe abbandonare milioni di italiane e italiani a un sistema sanitario frammentato e iniquo. Per preservare la medicina di prossimità, è necessario agire con urgenza e visione, ripensando il sistema sanitario per adattarlo alle sfide del futuro, senza perdere di vista il suo obiettivo primario: la tutela della salute pubblica.

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