Medicina nucleare: definizione e origini

medicina nucleare

La medicina nucleare è la branca della medicina che si occupa di diagnosticare e trattare diverse patologie utilizzando molecole radioattive. 

Questa disciplina appresenta uno dei campi più avanzati e innovativi della medicina moderna, in grado di unire scienza, tecnologia e cura del paziente. È in grado di contribuire, in modo significativo, alla gestione di patologie complesse come quelle oncologiche, cardiologiche e neurologiche. disturbi cardiovascolari, endocrinologici, neurologici, pneumologici oppure di problematiche ortopediche o riguardanti l’apparato gastrointestinale.

La nascita della medicina nucleare si fa risalire agli anni 30 e per molto tempo è stata utilizzata per scopi prettamente diagnostici.

In seguito, tuttavia, soprattutto a partire dall’inizio di questo secolo, la medicina nucleare è stata oggetto di un forte sviluppo anche in ambito terapeutico.
Ad oggi, la medicina nucleare si distingue proprio per la sua capacità di integrare diagnosi e terapia, consentendo un approccio personalizzato e altamente efficace. Si parla, infatti, di teragnostica, cioè di una completa integrazione tra diagnosi e terapia.

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Diagnosi e terapia

Ma come funziona la medicina nucleare?

In ambito diagnostico, le indagini vengono effettuate attraverso la somministrazione endovenosa di una piccola quantità di radiofarmaco, una sostanza radioattiva che si distribuisce nell’organismo del paziente e che permette di ottenere immagine diagnostiche.

A differenza delle tecniche radiologiche, le tecniche utilizzate dalla medicina nucleare restituiscono immagini più dettagliate sul funzionamento degli organi. Le informazioni che si ottengono, dunque, permettono di individuare alterazioni di tipo funzionale contrariamente alla radiologia che restituisce informazioni di tipo anatomico- strutturale. Considerato che, in presenza di patologie, le alterazioni funzionali precedono quelle strutturali, la medicina nucleare consente di avere un certo vantaggio nella diagnosi precoce.

Un esempio di indagini di questo tipo è la PET (Positron Emission Tomography), un esame che consente di individuare precocemente i tumori e di valutarne dimensione e localizzazione. 

Dal punto di vista terapeutico, la medicina nucleare consente di somministrare cure con effetti collaterali limitati. Non solo. Trattamenti come la radioterapia consentono di colpire le cellule patologiche non danneggiando, per quanto possibile, i tessuti sani circostanti. Infine, un altro grande vantaggio della medicina nucleare è quello di poter verificare, prima del trattamento, se il radiofarmaco sarà efficace.

Tutto ciò permette di risparmiare al paziente una terapia inutile e permette, inoltre, un risparmio economico, considerato si evita la somministrazione di una terapia costosa, che potrebbe non funzionare. Queste terapie, insomma, costituiscono un ottimo esempio di quella che viene definita medicina di precisione, un approccio terapeutico che tiene in conto le caratteristiche specifiche del singolo soggetto.

La medicina nucleare in Italia

In Italia, tra le strutture di riferimento per la medicina nucleare figura la Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS di Roma, teatro di molteplici occasioni di confronto tra specialisti e specialiste provenienti da tutto il mondo e riconosciuto per il suo ruolo nella ricerca e nella pratica clinica. Il Policlinico Gemelli non è l’unica struttura ad investire in strumentazioni e ricerca in questo ambito. Sono molte le strutture italiane che si dotano di strumenti all’avanguardia e che decidono di rafforzare i reparti di medicina nucleare per consentire l’accesso ad un numero più ampio di utenti.

 Tuttavia, la strada da percorrere è ancora lunga e la medicina nucleare deve essere necessariamente una priorità, non solo per il nostro Paese ma per l’Europa intera.

di Francesca Barbaro

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