Uno dei problemi più urgenti della sanità pubblica riguarda le liste di attesa: in Italia, infatti, può capitare di dover attendere a lungo prima di poter usufruire di una visita oppure di un esame diagnostico. Il discorso riguarda anche le patologie più serie, come i tumori o le malattie cardiovascolari. È un argomento importante, al punto che anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, nel discorso di fine anno, ha dichiarato che ci sono lunghe liste di attesa anche per esami che, se tempestivi, possono salvare la vita e che molte persone per questo non riescono a curarsi.
I codici che indicano quanto una visita è urgente
Tra le organizzazioni che hanno più a cuore il problema delle liste di attesa in Italia c’è Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, che da sempre porta avanti iniziative per supportare le persone nella fruizione della sanità pubblica.
Cittadinanzattiva ricorda, prima di tutto, che secondo il Piano Nazionale di Governo delle Liste d’Attesa 2019/2021, ancora in vigore oggi, si dovrebbe garantire il rispetto dei tempi di attesa per le prestazioni erogate dal Servizio Sanitario Nazionale e dalla sanità regionale pubblica.
In particolare esiste una serie di prestazioni di specialistica ambulatoriale (69 in tutto, suddivise in 14 visite e 55 esami strumentali) e altre in regime di ricovero (17 in totale) soggette ad un attento e costante monitoraggio da parte del Ministero della Salute, per garantire l’aderenza alle indicazioni di attesa.
Inoltre, ogni cittadin* deve sapere che attualmente il medico (che sia specialista o medico di medicina generale) che effettua una prescrizione per una visita o un esame diagnostico indica sempre una di queste quattro classi di priorità: U ossia urgente, in cui la persona non deve attendere oltre le 72 ore; B, vale a dire breve, con attesa massima di 10 giorni; D, che indica una prescrizione differibile, con attesa massima di 30 giorni per le visite e di 60 giorni per gli esami diagnostici; P, vale a dire programmabile, in cui l’attesa massima dovrebbe essere di 120, quindi entro tre mesi.
Una piattaforma nazionale per gestire le liste di attesa
La realtà è un po’ più articolata. Soprattutto nel periodo precedente la pandemia di COVID-19, infatti, i tempi di attesa in molti casi superavano i limiti indicati dalla legge, arrivando in alcune regioni a dover attendere fino a 12 mesi per una risonanza magnetica.
Dal dopo pandemia la situazione sembra essere in miglioramento, anche grazie allo stanziamento di risorse previste dal PNRR per il settore sanitario e a normative come la come il Decreto-legge 07 giugno 2024 , n. 73 Misure urgenti per la riduzione dei tempi delle liste di attesa delle prestazioni sanitarie.
Ancora, nel luglio del 2024 è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale il Decreto Liste di Attesa, che stabilisce innovazioni sostanziali come. In particolare, il decreto attuativo fissa i criteri per la costruzione della Piattaforma nazionale delle liste di attesa (PNLA) che collaborerà con i Centri Unici di Prenotazione di ciascuna Regione e Provincia Autonoma per controllare le liste di attesa su tutto il territorio nazionale.
Inoltre verificherà i tempi di attesa, assicurandosi che siano rispettati in modo che alla persona venga garantito il diritto di accedere alle visite e agli esami nei margini stabiliti dalla legge. Inoltre, verrà potenziata l’offerta assistenziale con possibilità di avere visite ed esami anche nel fine settimana, si aumenteranno le assunzioni nel settore sanitario e verranno impiegate risorse per rendere il sistema di prenotazione più efficiente e responsivo.
Che cosa possono fare le persone per evitare le liste di attesa?
Anche le persone hanno un ruolo importante nella gestione delle liste di attesa, con un comportamento responsabile e intelligente nei confronti della propria salute che può contribuire a snellirle.
In primo luogo, è bene sapere che le aziende sanitarie e ospedaliere non possono bloccare, sospendere o chiudere le attività di prenotazione: lo stabilisce l’articolo 3, comma 9 del Decreto liste di attesa. Il centro ha dunque l’obbligo di rispettare i tempi stabiliti e, se le classi di priorità non riescono ad essere mantenute, la prestazione richiesta deve essere garantita attraverso l’attività libero-professionale intramoenia o con il sistema privato accreditato.
Le persone dovrebbero poi, se possibile, pianificare alcuni controlli come la visita dal dentista, dall’oculista, la mammografia che sono programmabili in base a scadenze. È quindi opportuno stabilire la visita successiva dopo aver effettuato la precedente, senza attendere di avere un problema urgente che richiede un approfondimento immediato.
Essenziale è poi partecipare agli screening gratuiti che sono offerti in moltissime regioni italiane, per la diagnosi precoce di tumore della mammella, cervice uterina e colon. È anche possibile usufruire della sanità interregionale: le richieste per visite ed esami diagnostiche sono infatti valide su tutto il territorio nazionale.
Le persone possono quindi richiedere una visita anche al di fuori della Asl di appartenenza, se l’ospedale prescelto è vicino al proprio domicilio oppure se si trova lontano da casa per diverse ragioni. D’altra parte, se una persona desidera usufruire di una prestazione solo in una determinata struttura, dove però l’attesa proposta non riesce a rispettare i tempi massimi previsti, l’unica soluzione è attendere il proprio turno. In alternativa, indica altre strutture della ASL in grado di erogare quella stessa prestazione nel rispetto dei tempi. Il consiglio è sempre quello di contattare il Centro unico di prenotazioni per individuare la struttura che assicuri la prestazione nel minor tempo possibile.
di Roberta Raviolo

