Tecnologia al servizio della salute: dati, prevenzione e innovazione secondo Canon Medical

Canon Medical - SaniDays

Intervista ad Alex Dell’Era, Public Affairs and Communication Manager, Canon Medical

L’evoluzione dell’imaging diagnostico sta ridefinendo in profondità i percorsi di cura, spostando il baricentro dalla semplice acquisizione dell’immagine alla costruzione di decisioni cliniche sempre più personalizzate. In questo scenario, l’integrazione dell’intelligenza artificiale, la valorizzazione dei dati e l’accompagnamento organizzativo diventano leve decisive per rendere i sistemi sanitari più equi, sostenibili e resilienti.

In questa intervista, Alex Dell’Era, Public Affairs and Communication Manager di Canon Medical, delinea la visione dell’azienda sul futuro della sanità, illustrando come l’innovazione tecnologica, la centralità della prevenzione e i percorsi strutturati di formazione e supporto possano sostenere un’evoluzione integrata di competenze, processi e modelli organizzativi.

Negli ultimi anni l’imaging diagnostico è diventato un elemento sempre più centrale nei percorsi di cura. Dal punto di vista di Canon Medical, in che modo questa evoluzione sta contribuendo a rendere la sanità più orientata al paziente?

Alex Dell’Era, Canon Medical

Stiamo assistendo a un cambio di paradigma fondamentale, dove la diagnostica per immagini non è più un atto tecnico isolato, ma rappresenta l’innesco consapevole del percorso di cura. Questo spostamento di prospettiva trasforma radicalmente il ruolo dell’imaging, che da strumento di conferma diagnostica diventa elemento abilitante della medicina di precisione.

Il risultato concreto è la possibilità di costruire percorsi di cura realmente personalizzati, dove ogni informazione acquisita contribuisce a definire non solo cosa trattare, ma come, quando e con quale intensità intervenire. L’orientamento al paziente non è più uno slogan, ma una conseguenza diretta della capacità di tradurre i dati diagnostici in decisioni cliniche calibrate sulla specificità del singolo caso.

Degli esempi? Pensiamo alla claustrofobia, un ostacolo sottovalutato che riguarda più pazienti di quanti pensiamo, e che può compromettere il completamento dell’esame o richiedere sedazione. Progettare tecnologie che eliminano questa barriera significa rendere l’imaging davvero inclusivo, non solo tecnicamente avanzato. E poi c’è la sostenibilità organizzativa. Pensiamo a sale ibride o addirittura a soluzioni angio-suite dove le tecnologie si fondono e diagnostica ed intervento avvengono nello stesso ambiente, abbattendo tempi di attesa, riducendo spostamenti del paziente e rischi annessi come le infezioni, ottimizzando l’uso delle risorse. Questo non è solo efficienza, ma è un modello che rende accessibili prestazioni complesse anche fuori dai grandi centri di riferimento.

Quando l’innovazione abbatte barriere fisiche, psicologiche, economiche ed organizzative diventa davvero strumento di equità e resilienza dei sistemi sanitari. E questo è ciò che intendiamo quando parliamo di tecnologia al servizio della vita.

Con Altivity, Canon Medical ha scelto di integrare l’intelligenza artificiale nelle soluzioni di imaging. Quale visione della sanità guida questa scelta e quali trasformazioni concrete abilita nella pratica clinica quotidiana?

La nostra visione parte da una consapevolezza chiara. Esistono compiti in cui gli algoritmi basati su deep learning e machine learning eccellono, pensiamo al riconoscimento di pattern complessi, all’analisi quantitativa su grandi volumi di dati, alla riduzione della variabilità interpretativa. Ma esistono altrettante dimensioni della cura che non possono e non devono essere delegate all’intelligenza artificiale, come l’empatia, il giudizio clinico contestualizzato, la capacità di integrare elementi non codificabili nella relazione terapeutica.

Canon Medical Systems Europe, Mobile Imaging Solutions, Aqulion serveSP, relocatable CT, Hybrid Elite, Cojan van Toor Professional Photography Oudewater NL

Altivity rappresenta questa filosofia: un ecosistema di intelligenza artificiale che non sostituisce il medico ma lo supporta, lo libera da compiti ripetitivi, gli restituisce tempo per ciò che conta davvero – la relazione con il paziente e la decisione clinica consapevole. È questo equilibrio tra potenza computazionale e sensibilità umana che definisce la qualità dell’innovazione in sanità.

Uno dei grandi nodi del futuro della salute riguarda l’uso dei dati: oggi se ne producono molti, ma non sempre diventano conoscenza utile. In che modo le soluzioni di Canon Medical aiutano i professionisti a passare dalla disponibilità del dato alla sua reale valorizzazione clinica?

La questione non è produrre più dati, ma generare conoscenza azionabile. Per farlo serve un approccio rigoroso, fondato su infrastrutture solide e competenze distribuite. Il nostro impegno si traduce in un network globale di centri di sviluppo e ricerca dedicati all’intelligenza artificiale che non solo garantisce eccellenza tecnologica, ma assicura anche compliance normativa e sicurezza del dato, aspetti non negoziabili in un settore dove la fiducia è il presupposto di ogni innovazione.

La valorizzazione clinica dei dati passa attraverso sistemi che non solo raccolgono informazioni, ma le organizzano, le contestualizzano e le rendono accessibili nel momento e nella forma in cui il professionista ne ha bisogno. È questa la differenza tra dato grezzo e intelligenza clinica. E quando il dato diventa intelligenza, il clinico torna a essere protagonista della decisione, non esecutore di procedure standardizzate.

I sistemi sanitari europei stanno affrontando una fase di profonda trasformazione, segnata da nuove esigenze di prevenzione, continuità assistenziale e accessibilità. In Canon Medical che ruolo hanno le nuove tecnologie nel supportare modelli di cura più evoluti, sostenibili e resilienti?

Siamo di fronte a un cambio di paradigma culturale, dove la prevenzione sta finalmente assumendo la centralità che merita. Canon Medical crede profondamente in questa evoluzione e cerca di contribuirvi concretamente. Attraverso iniziative come “Prevenzione è Vita”, supportiamo con tecnologia e visibilità chi ogni giorno si occupa di prevenzione sul territorio, portando gli screening dove il sistema fatica ad arrivare.

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Sul fronte della prevenzione, la sfida è rendere gli screening ripetibili senza accumulo di rischio. Ad esempio, quando riduciamo drasticamente l’esposizione radiogena nei programmi di screening polmonare, non stiamo solo migliorando un parametro tecnico, ma stiamo rendendo sostenibile l’intercettazione precoce delle patologie, stiamo costruendo un modello dove la prevenzione può davvero essere diffusa e non riservata a pochi.

La nostra filosofia Made for Life non è solo un principio guida, ma si traduce in scelte progettuali concrete che affrontano le barriere invisibili all’accesso alla diagnostica, anche la più avanzata.

Guardando al futuro della sanità, emerge sempre più chiaramente che l’innovazione tecnologica da sola non basta. In che modo Canon Medical affianca strutture e professionisti nell’adozione delle sue tecnologie, affinché l’innovazione, le competenze e i modelli organizzativi evolvano insieme?

Questa è forse la domanda più rilevante. L’innovazione tecnologica senza accompagnamento diventa un investimento sprecato, talvolta persino controproducente. Per questo abbiamo sviluppato un ecosistema di supporto che riconosce una verità semplice ma spesso trascurata: la tecnologia più avanzata fallisce se chi la usa non la comprende, non la integra nel proprio flusso di lavoro, non ne coglie il potenziale trasformativo.

Partiamo dall’utilizzo di tecnologie immersive, come la Virtual Reality del mondo imaging di Canon, per creare ambienti di apprendimento dove gli operatori possono familiarizzare con procedure complesse prima di affrontarle nella pratica clinica, riducendo la curva di apprendimento e gli errori.

Affrontiamo poi una delle sfide più critiche dei sistemi sanitari contemporanei, ovvero il gap cognitivo tra professionisti esperti e nuovi operatori, aggravato dai problemi di turnover. Attraverso sistemi intelligenti che guidano l’operatore passo dopo passo, riduciamo drasticamente questi divari, rendendo le competenze più accessibili e trasferibili, garantendo continuità di qualità anche in contesti di alta rotazione del personale.

Sul fronte della continuità operativa, l’assistenza remota in tempo reale trasforma problematiche tecniche che prima richiedevano ore o giorni di inattività in interventi risolti immediatamente, limitando i fermi macchina e garantendo supporto costante a ingegneri e operatori.

E infine, la Canon Medical Academy, un hub fisico e virtuale con programmi strutturati di formazione continua che non si limita all’addestramento tecnico, ma sviluppa competenze organizzative, metodologiche, etiche. Perché l’innovazione in sanità funziona solo quando integra tecnologia e umanità, efficienza e qualità della relazione di cura.

Quando tecnologia, competenze e modelli organizzativi evolvono insieme, l’innovazione smette di essere un evento puntuale e diventa un processo sostenibile, capace di generare valore nel tempo. E questa è l’unica innovazione che vale davvero la pena perseguire.

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