Comunicare la salute tra rigore, empatia e responsabilità

Intervista a Benedetta Bitozzi, Associate director communication, advocacy & policy di Eli Lilly Italia 

Rendere la comunicazione uno strumento di cambiamento reale: è questo l’approccio che guida Benedetta Bitozzi, Associate Director Communication, Advocacy & Policy di Eli Lilly Italia e Direttrice delle Relazioni Esterne di Fondazione Lilly. Da anni lavora per connettere scienza, istituzioni e persone attraverso una narrazione capace di tradurre l’innovazione in linguaggio comprensibile, inclusivo e responsabile. In questa intervista per SaniDays, racconta come la comunicazione possa diventare parte integrante della missione di cura, tra advocacy, nuove narrazioni e valorizzazione dei giovani talenti.

Benedetta Bitozzi, Eli Lilly Italia

Eli Lilly Italia è un punto di riferimento nella ricerca e nella produzione di farmaci innovativi. Come si traduce questa missione nella comunicazione che lei guida ogni giorno?

La nostra missione – creare farmaci innovativi che migliorino davvero la vita delle persone – orienta in modo molto concreto anche il modo in cui comunichiamo. Per me significa due cose: rigore scientifico e responsabilità narrativa. Il rigore è essenziale: la comunicazione in sanità deve essere accurata, trasparente e comprensibile anche su temi complessi. Allo stesso tempo, però, abbiamo la responsabilità di trasformare l’innovazione in storie che parlino alle persone, perché la scienza ha valore solo se arriva in modo chiaro e utile a chi dovrà beneficiarne. Manteniamo il rigore scientifico, ma lo uniamo a un linguaggio che sappia ascoltare, includere e creare fiducia. Ogni messaggio nasce da una domanda semplice: come può questa informazione migliorare la vita di chi la riceve? La comunicazione diventa così parte integrante della nostra missione di cura.

Il suo ruolo la porta a connettere l’azienda con istituzioni e stakeholder. Quali sono i temi di salute e innovazione su cui oggi sente più forte la necessità di advocacy?

Viviamo un momento in cui la salute è tornata ad essere un tema centrale dell’agenda pubblica. Oggi vedo tre priorità su cui fare advocacy:

• la gestione delle cronicità, come obesità, diabete e malattie cardiovascolari, che richiedono un approccio integrato: prevenzione, diagnosi tempestiva, presa in carico strutturata e una narrativa che superi stigma e semplificazioni

la valorizzazione della ricerca clinica in Italia, che è un asset strategico per il Paese. Investire in ricerca significa attrarre competenze, trattenere talenti e garantire accesso anticipato all’innovazione

• la modernizzazione del sistema salute, dalla digital health alla semplificazione dei percorsi di cura, fino alla formazione di nuove professionalità.

In tutti questi ambiti il dialogo costruttivo con istituzioni, associazioni e società scientifiche è fondamentale: l’innovazione funziona solo se è sostenibile e accessibile.

La campagna The Impossible Gym, premiata ai Saniss Awards 2025, ha mostrato come un linguaggio creativo possa parlare di salute in modo diverso. In che direzione si sta muovendo Lilly Italia nella costruzione di nuove narrazioni?

The Impossible Gym ha dimostrato che la creatività, quando è basata sul racconto della salute, può rompere barriere culturali. Parlare di obesità richiede delicatezza e responsabilità: per questo abbiamo scelto un linguaggio che fosse allo stesso tempo realistico ed empatico ma anche disruptive, capace di spostare l’attenzione dal giudizio all’esperienza vissuta dalle persone. La direzione in cui ci stiamo muovendo è chiara: nuove narrazioni che uniscano impatto visivo, un linguaggio chiaro e friendly e un messaggio basato sulla scienza. L’obiettivo è aprire conversazioni, non chiuderle. Significa anche usare formati che superino la comunicazione tradizionale: installazioni fisiche, esperienze immersive, contenuti creativi e collaborazioni con community e media che parlano ai cittadini. L’innovazione terapeutica richiede anche un’innovazione del linguaggio.

Con Fondazione Lilly lavora anche per valorizzare i giovani talenti. Perché è così importante investire nella formazione e nella voce delle nuove generazioni in sanità?

Il futuro di tutto il sistema della salute passa inevitabilmente dalle persone. Con il nuovo piano decennale della Fondazione Lilly abbiamo scelto di investire nei giovani ricercatori perché la sanità del futuro dipende dalla loro capacità di generare conoscenza, sviluppare politiche innovative e interpretare bisogni emergenti. Oggi i talenti scientifici e manageriali sono un patrimonio del Paese: sostenerli significa rafforzare la competitività dell’Italia, ma anche dare più peso alla voce di una generazione che porta sensibilità nuove, più aperte alla multidisciplinarità, alla tecnologia, al dialogo con i cittadini. La missione della Fondazione è proprio questa: mettere la ricerca e le competenze al centro del sistema, creando condizioni che permettano ai giovani di crescere, restare e contribuire.

SaniDays è uno spazio di incontro, fisico e non solo, tra scienza e cittadini. Che valore attribuisce a un evento che mette la salute al centro del dialogo pubblico?

Credo profondamente nel valore degli spazi che avvicinano la scienza alle persone. Oggi il dialogo pubblico sulla salute è spesso polarizzato o frammentato: eventi come SaniDays offrono un luogo di confronto accessibile, autorevole e concreto, dove professionisti, istituzioni e cittadini possono parlarsi senza filtri. È proprio in questi contesti che la cultura scientifica diventa patrimonio condiviso, che la prevenzione trova nuovi linguaggi, che nascono alleanze tra mondo clinico, associazioni e comunità. E, soprattutto, è qui che si ascoltano davvero i bisogni delle persone, non come destinatari passivi ma come protagonisti del sistema salute. 

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