Questo articolo parla di…
- Invecchiamento in salute e longevità
- Il nuovo Polo per il benessere psicofisico della terza età nel Lazio
- Prevenzione e autonomia nella terza età
- Relazioni sociali e contrasto alla solitudine
- Tecnologia e alfabetizzazione digitale degli anziani
Il Lazio prepara un nuovo Polo dedicato al benessere psicofisico della terza età. Dietro un finanziamento regionale da 400 mila euro c’è una questione molto più grande: come trasformare l’aumento della longevità in più anni di autonomia e qualità della vita.
Longevità: vivere più a lungo e in salute
Vivere più a lungo è una delle grandi conquiste della nostra epoca. Per questo l’invecchiamento della popolazione viene spesso raccontato soltanto come un problema, quando contiene prima di tutto una buona notizia: siamo diventati capaci di vivere molto più a lungo rispetto alle generazioni che ci hanno preceduto.
Adesso arriva la seconda parte della sfida: non basta aggiungere anni alla vita, dobbiamo provare ad aggiungere vita agli anni.
È un cambiamento di prospettiva che riguarda la medicina, ma anche l’attività fisica, l’alimentazione, le relazioni sociali, la tecnologia e il modo stesso in cui pensiamo alla terza età. Al 1° gennaio 2026 in Italia gli over 65 sono circa 14,8 milioni e rappresentano il 25,1% della popolazione. Crescono anche gli ultraottantacinquenni, ormai oltre 2,5 milioni.
Il nuovo Polo per il benessere psicofisico della terza età nel Lazio
È in questo contesto che il 7 agosto la Regione Lazio ha approvato un avviso da 400 mila euro per la costituzione del Polo per il Benessere psicofisico della Terza età. Le candidature si aprono il 20 agosto e si chiudono il 20 settembre 2026. (regione.lazio.it)
La parte interessante, però, non è soltanto il finanziamento. Nel progetto si parla di prevenzione della fragilità, movimento fisico, benessere psicologico, stimolazione cognitiva, socializzazione, cultura e alfabetizzazione digitale. Tra le attività previste compaiono ginnastica dolce, yoga, sportelli di ascolto, laboratori dedicati alla memoria, supporto ai caregiver e corsi per imparare a utilizzare smartphone, SPID e ricette elettroniche.
Messe insieme, queste attività raccontano una visione della salute molto più ampia di quella che siamo abituati ad associare alla terza età.
Che cosa significa invecchiare in salute
Essere anziani, infatti, non significa automaticamente essere malati. L’Organizzazione Mondiale della Sanità parla di healthy ageing, invecchiamento in salute, riferendosi soprattutto alla capacità di mantenere nel tempo le funzioni che permettono alle persone di vivere bene: muoversi, prendere decisioni, imparare, mantenere relazioni e partecipare alla vita della comunità. Anche chi convive con una patologia cronica può quindi invecchiare bene, se riesce a conservare autonomia e qualità della vita. (who.int)
Prevenzione, relazioni e autonomia nella terza età
Questo cambia anche il modo di pensare alla prevenzione. Muoversi regolarmente aiuta a mantenere forza ed equilibrio, continuare ad avere relazioni può contrastare l’isolamento, imparare a utilizzare uno smartphone o un servizio digitale può significare accedere più facilmente a informazioni e prestazioni sanitarie. Molte cose che producono salute, insomma, avvengono molto prima dell’ingresso in un ospedale.
C’è poi un tema particolarmente importante: la solitudine. Per anni abbiamo separato nettamente ciò che consideravamo sanitario da ciò che ritenevamo sociale. Oggi sappiamo che questa divisione è molto meno netta. Una persona può avere una terapia corretta ma non una rete familiare che la aiuti a seguirla, oppure avere un servizio sanitario disponibile ma non gli strumenti digitali per accedervi.
Per questo un progetto dedicato alla terza età diventa interessante soprattutto se riesce a collegare mondi diversi: sanità, servizi sociali, associazioni, università, famiglie, cultura, sport e tecnologia.
Tecnologia e alfabetizzazione digitale degli anziani
Anche la tecnologia, infatti, può diventare parte di questo percorso. Un sensore può aumentare la sicurezza domestica, una televisita può evitare uno spostamento faticoso, uno smartphone può mantenere vive relazioni e contatti. Per questo l’alfabetizzazione digitale degli anziani non è soltanto una questione tecnologica: è sempre più una forma di autonomia.
La sfida della longevità per il sistema sanitario
L’allungamento della vita ci obbliga certamente a ripensare assistenza, medicina territoriale e sostenibilità del sistema sanitario. Ma sarebbe riduttivo vedere soltanto il problema.
Una società nella quale le persone vivono più a lungo dispone anche di un patrimonio enorme di esperienza, conoscenze e relazioni. La vera sfida è permettere a questo patrimonio di restare attivo il più a lungo possibile.
Se vivere più a lungo è stata una delle grandi conquiste del Novecento, vivere più a lungo restando autonomi, curiosi e partecipi potrebbe essere una delle grandi conquiste dei prossimi decenni.
FAQ
L’ealthy ageing, così come viene definito dall’OMS, riguarda la capacità di mantenere nel tempo le funzioni che permettono a una persona in età avanzata di vivere bene: muoversi, prendere decisioni autonomamente, continuare a imparare, mantenere relazioni sociale e partecipare alla vita della comunità.
È il progetto con cui la Regione Lazio intende promuovere l’invecchiamento attivo della popolazione over 65 attraverso una serie di obiettivi e attività, con l’obiettivo di prevenire l’isolamento sociale, ridurre la fragilità e supportare il benessere psico-fisico e cognitivo delle persone.
Per invecchiare in salute è importante fare movimento regolare, mantenere le relazioni sociali, stimolare la curiosità e allenare le funzioni cognitive.
La tecnologia può contribuire all’autonomia delle persone over 65 in diversi modi: ad esempio, l’uso dello smartphone può aiutare a mantenere attive le relazioni e i contatti; una televisita può evitare spostamenti scomodi o difficili.

